Penisola del Sinis – 4 Giorni in Sardegna

Penisola del Sinis - Tharros
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Penisola del Sinis – 4 Giorni in Sardegna

 

La Sardegna è un’isola che riesce a soddisfare diversi gusti ed esigenze. Mare trasparente, locali alla moda, mondanità, sport acquatici, natura, enogastronomia, spiagge 5 vele ma anche posti incontaminati, quasi deserti dove si vive a stretto, strettissimo contatto con la sua esuberante natura.

 

La penisola del Sinis è uno di questi posti. Un luogo dove è possibile trovare il più grande stagno d’Europa con la sua fauna particolare, dove si trovano rovine tra le più antiche e anche una spiaggia di sassolini di quarzo rosa, verde e bianchi.

 

Un luogo dove viene pescata ed essicata la bottarga più buona, dove si può ancora visitare un’isola nell’isola, disabitata ma regno di tartarughe, uccelli e conigli.

 

 

GIORNO 1 – DA CAGLIARI AL SECOLO VIII a.C.

 

Arrivo all’aeroporto di Cagliari (Elmas). Si ritira la macchina prenotata e si va verso la Penisola del Sinis, nella Sardegna centro occidentale. Si prende la strada verso Oristano e, in attesa per il check-in ci si fa un giro nella cittadina. Racconta la storia che divenne un centro importante intorno al 1070, quando il vescovo abbandonò la decaduta Tharros e vi trasferì la sede vescovile. Si dice che questo trasferimento si deve anche al fatto che Tharros era costantemente vittima di incursioni dei saraceni ed invece l’ubicazione di Oristano, dietro la biforcazione del fiume Tirso, fosse più sicura dovuto a queste barriere naturali.

 

Da Oristano si va verso Tharros, città punico-romana fondata dai fenici nel VIII secolo a.C. Le rovine si trovano sul promontorio di Capo San Marco, da dove si ha una panoramica sul golfo di Oristano.

 

Di pomeriggio ci si avvia verso l’hotel, a Narbolia o a San Vero Milis. Se si sceglie Narbolia a ottobre, si possono seguire i festeggiamenti per la patrona della città, Santa Reparata.

Si sistemano i bagagli, una doccia rinfrescante e si esce in paese per una passeggiata.

 

 

GIORNO 2 – MARE MORTO E MARE VIVO

 

Si fa colazione in hotel e, con la macchina, ci si dirige verso San Giovanni di Sinis. Si arriva in piazza, si parcheggia e si prosegue a sinistra prendendo lo sterrato che porta alla spiaggia Su Siccu, chiamata anche Mar Morto. Questo nome è dovuto alla quasi totale assenza di moto ondoso, anche quando c’è mare agitato fuori dal golfo. E’ una spiaggia poco frequentata e così non offre servizi. Pace totale e mare calmo e trasparente.

 

Si riprende la macchina e si va verso Cabras. Lo stagno di Cabras è uno dei più grandi d’Italia, e forse anche d’Europa. Le rive sono bordate da fitti canneti e una curiosità di Cabras è il fassone: una barca realizzata con steli di fieno palustre legati fra loro. La barca dura circa 3 mesi poi marcisce. Il fassone ricorda le antiche imbarcazioni egizie di papiro.

 

Ci si può fermare a Cabras a mangiare muggini e le sue famose bottarghe, esportate anche all’estero. Oppure proseguire verso Putzu Idu, una spiaggia che diventa località turistica durante l’estate con l’apertura di chioschi, mercatini e attività escursionistiche. Putzu Idu è una spiaggia di sabbia bianchissima che presenta alle spalle le saline e una piccola borgata formata dalle seconde case di vacanze e che si anima d’estate con i servizi per i turisti.

 

Si può anche proseguire verso la spiaggia di Is Arenas. Il suo nome significa proprio “sabbie”, visto che la baia in cui si trova era caratterizzata in origine da un’ampia distesa di dune di circa 700 ettari. Un piccolo deserto che nel 1950 è stato oggetto di rimboschimento per proteggere l’entroterra dalla sabbia spostata dai forti venti tipici della zona. Sono comunque rimaste delle dune tra le località Is Ariscas e Is Ariscas Bellas, con altezze che sfiorano i 70m.

 

Da Is Arenas si fa in fretta ad arrivare alla spiaggia di S’Archittu. In sardo vuol dire “l’arco piccolo” e il nome è dovuto ad un arco di roccia naturale che domina questa caletta ed è raggiungibile a piedi. Durante l’estate l’arco viene illuminato di notte diventando una attrazione turistica. Nel 2011 la parte posteriore dell’arco è stato teatro del Campionato mondiale di tuffi dalle grandi altezze, visto che è alto 15 metri; e tutt’ora giovani e meno giovani usano tuffarsi da lì.

 

Si rientra in hotel e magari si va verso Santu Lussurgiu (20km) alla ricerca di un ristorantino dove mangiare il famoso bue rosso. Carne deliziosa dovuto sia alla qualità della stessa ma anche alla giusta frollatura.

 

 

GIORNO 3 – ISOLA DI MAL DI VENTRE O DEL VENTO CATTIVO?

 

L’isola del Mal di Ventre viene nominata così dopo una traduzione sbagliata dal sardo all’italiano. Malu Entu vorrebbe dire “vento cattivo, forte”.

 

E’ un’escursione alla quale non si può assolutamente fare a meno. Parte intorno alle 10 del mattino e si rientra verso le 4 del pomeriggio. Bisogna prenotarla in anticipo.

 

L’isola del Mal di Ventre è completamente disabitata. E’ un vero paradiso naturalistico, dove hanno trovato il loro perfetto habitat tartarughe, conigli e uccelli.

 

A chi piace, è un paradiso per il diving, visto che essendo anche Area Marina Protetta è soggetta anche a vincoli ambientali. Per chi intende sostare, è utile portarsi riserva di acqua, cibo e ombrellone, perché, appunto, essendo disabitata, non offre servizi di alcun tipo. L’isola è relativamente piccola, lunga 2,5km per 900m di larghezza.

 

Rientrando a Putzu Idu, si prende la direzione sud per visitare la spiaggia di Is Aruttas e Maimoni, caratterizzate da una “sabbia” formata da piccoli sassolini di quarzo rosa e bianco, con molteplici sfumature, che le rendono uniche. Importante sapere che è assolutamente vietato portare via dei granellini di quarzo.

 

C’è l’imbarazzo della scelta su quale spiaggia andare, visto che varie spiagge della zona sono paradisi per gli amanti del surf dovuto alle onde presenti tutto l’anno. Si praticano anche lo stand up paddle e la scuola di surf rimane aperta tutto l’anno.

 

Si rientra in hotel dopo una giornata intensa a stretto contatto con una natura esuberante. Doccia e si va a mangiare spaghetti con la bottarga…come non farlo?

 

 

GIORNO 4 – SI TORNA A CAGLIARI PASSANDO DALLO SPAGHETTI WESTERN

 

Colazione in albergo. Si fa la valigia un po’ a malavoglia e si parte verso San Salvatore. Questa piccola cittadina, famosa per la corsa degli scalzi (che ricorda un salvataggio miracoloso della statua del santo durante un’incursione dei pirati) è diventata famosa anche perché è stata più volta scenario di riprese dei caratteristici film italiani degli anni 60 e 70 chiamati spaghetti western.

 

Dipendendo dall’orario del volo di ritorno si può visitare la cantina Contini, famosa anche per la Vernaccia, vino locale che, invecchiato, raggiunge gradazioni di 15°.

 

Si arriva in aeroporto, si consegna la macchina e… si sente già il “Mal di Sardegna” che colpisce chi stringe amicizia con questa terra.

 

 

Ana Maria Vasconcellos

 

 

 

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